Questo sito utilizza "cookie tecnici" e "di terze parti" necessari al suo funzionamento - cookie policy.

 

INTR10
un'idea di: Marco Salicini

 

SFONDO

A un anno dall’apertura di cui vi parlavammo proprio qui, siamo tornati come una ricorrenza constatando che le cose da DARCY – Osteria Contemporanea, procedono molto bene. Ne siamo rimasti attenti in questi mesi, raccogliendo feedback positivi ed è così che tra un’ondata contestabile di nuove aperture che spesso più che hype, generano sonnolenza, una delle coppie più affidabili ed affiatate della ristorazione bolognese ha centrato un tassello fondamentale per l’enogastronomia del nostro centro storico : offrire una tavola tradizionale scibile e di qualità (non tanto per dire ndr) ma in tiro con i giorni nostri su un ambiente che a modo la asseconda.
Mentre gli anni passano ed i turisti aumentano, difatti sono fin troppe quelle attività rimaste ferme nel tempo e d’altro canto con tutte le mille mila problematiche attuali, si riducono i giovani cuochi local del domani per non parlare degli imprenditori dell’oggi e del futuro, per cui la cucina d’affezione sta finendo nel dimenticatoio, sposando la linea bistrot, per esempio, su cui aumentano i margini e gli incassi, almeno sulla carta.

LOCALE 1 LOCALE BAR


Cynthia Ravanelli invece incarna sempre meglio, anche dal passaggio tra fuori città (indimenticabile la prima esperienza nell’ex Officina del Gusto a Castenaso) e Bologna centro, le vesti della sfoglina moderna 2.0. che utilizzo in accezione tutt’altro che sminuita. C’è bisogno di evidenziare chi ha ancora una carriera lunga davanti a sé ed utilizza il mattarello e l’amore per la pasta fatta in casa, mettendoci eleganza, capacità e tanta conoscenza. Al contempo però le incombenze sono poliedriche : al Darcy coordina e guida una squadra di giovani che oltre a produrre le formidabili ed oramai monumentali lasagne, seguite da tagliatelle-tagliolini-tortelli e tortellini, autoproduce il buonissimo pane con focacce e crescente ed offre gioie anche su salse, fondi, riduzioni e condimenti che movimentano le ricette sui primi piatti e sui secondi di carne, pesce e vegetariani, imponendo così il mantra self made dai farinacei fino al gastronomico.
Negli anni più cupi e complessi per la struttura del personale e parliamo di un locale che deve confrontarsi con i plus ed i minus delle Due Torri che distano a contatto a vista, Dario mantiene un interesse attivo e competente sul reparto enologico (molte soddisfazioni nella carta dei vini avvengono sui rossi e sulla Francia) presentando un team di sala che rispetto agli esordi, trovo decisamente più idoneo e migliorato.

CAPPELLETTI PARMIGIANA TORTELLINI LASAGNA


La risposta alla fatidica domanda su dove assaporare una cucina bolognese eseguita con cura e ricerca per i fornitori, in un ambiente dall’appeal internazionale con un ritmo dinamico, bevendo pure bene ribatte proprio sul ristorante di Strada Maggiore n 10° (e su molti pochi altri ndr).
Il menù che non s’intimidisce di certo ai piatti del giorno fuori carta ed ai cambi di stagione con una buona frequenza ha trovato una sua ossatura – fedele alla costanza qualitativa, concreta. Gli sparring partners sui produttori co partner, recitano volti artigianali gourmand della regione capaci di imprimere fiducia e godimento agli appassionati della buona tavola riempiendo un bacino d’utenza che oramai non può essere fossilizzato solamente ai condimenti ed alle carni canoniche che caratterizzano il menù tipo petroniano, pur prestando attenzione a non andare fuori orbita dall'identikit originario della cucina. 
La carta ha un compimento invitante e parecchio succulento, ha già irrobustito la tempra delle signature, mantiene un look rassicurante nell’impiattamento (ed una scelta di gusto nelle stoviglie). Il boccone d’ingresso è l’irrinunciabile polpetta con il ripieno sapido, ricco e generoso dei tortellini protetto da una panatura croccante, asciutta e coriacea.
Oltre alla bella selezione di formaggi nazionali che duetteranno vigorosamente con l’etichetta giusta, gli antipasti golosi variegano dalla focaccia al rosmarino con paté di fegatini, la battuta di Bianca Romagnola i Zavoli con radicchio di campo e maionese alle acciughe, il Pan Brioche farcito con lingua di vitello, salsa verde e mostarda F.lli Pavesi ed infine il baccalà mantecato con insalata di sedano e salsa alla mugnaia. Tra i piatti temporanei, la caesar di carciofi per freschezza, pulizia e croccantezza.

COTOLETTA COSTOLINE PATATE


Le paste riflettono indubbiamente i picchi goduriosi del pasto, rendendo merito all’approccio assecondato dalle attitudini appena sottolineato. Pensare, ad esempio, che un ospite esterno o uno straniero ai postumi di una gita nell’epicentro attrattivo principale del capoluogo emiliano possa godersi un piatto di grande fattura ci fa tirare un sospiro di sollievo. I tortellini cotti e cucinati con accuratezza e precisione, deliziano per sapidità e si raggruppano fluenti nel cucchiaio, cosparsi da una crema di Parmigiano 30mesi Vacche Bianche per un elisir di umami “emilian style” a profusione, invogliante nell’accordare il languore di adulti e bambini, pensando al bis. Assolutamente vincenti i Cappelletti alla Parmigiana : una sinfonia di delicatezza, equilibrio e freschezza tra ripieno e condimento, di un piatto ricco di note primaverili in cui si concentra sole e terrosità, conferendo un biglietto da visita nazional popolare che non sfigurerebbe di certo nei menù delle cucine premiate dalle guide.
Nelle pietanze e main courses, il tonnato impostato con i medesimi criteri, la cotoletta bologna morbidissima senza creme né panna come la tradizione vuole per apprezzarne il morso (in questo caso sottotono rispetto alla succosità memorabile di quelle testate in precedenza, confermando di essere una preparazione poco banale da esaltare nei servizi del weekend) la caratura di prosciutto e parmigiano e le costoline di maiale nappate con una glassa torbata e verdure di stagione, confermando i meriti nella scelta di cottura per dar le giuste soddisfazioni alla masticazione, sorvolando finalmente l’eccessiva iper scioglievolezza e burrosità a cui certe tecniche hanno abituato, disperdendo il sentore della carne.
Un plus che vi garantiamo tutt’altro che scontato, la bontà delle patate cotte nello strutto : pare davvero un paradosso ma sta diventando sempre più complesso trovare delle patate che non siano bruciate in parte, poco cotte o indietro di sale. La croccantezza e la dolcezza invece sono quelle ideali, denotando importanza anche ai contorni. Polpette e calamari nostrani ripieni sfilano invece sugli altri tavoli, nella dimensione di una sala che accoglie clienti e gruppi di ogni età.

ZUPPA TATIN

Sui dessert è rimasta fin dall’apertura la sbrisolona in affiancamento allo zabaione, la zuppa inglese a tre strati da mangiare al cucchiaio, tolta dalla coppa e servita sul piatto alla vecchia maniera e la buonissima mela tatin scomposta sul piatto con ampolle di crema con mentuccia per l’effetto ripulente balsamico, il crumble ed il suo sciroppo a caramelizzare una dolcezza che così spartita, diventa equilibrata ed appagante. Meritano i vini da dolce selezionati con acume da Dario Stagni per il fine pasto o i cocktail classici preparati dal banco dell'American Bar, aggiungendo quel supporto internazionale doveroso anche per un ristorante tradizionale ai giorni nostri e come dovrebbe essere, la bottigliera di spirits non è lasciata al caso alle etichette mainstream più facilone.
I due menù degustazione che offriranno un pasto più che completo e saziante sono a 45 e 55euro, media di 65 alla carta (bevendo bene).
I materiali e l’arredamento di design poi confluisce nei richiami tematici alla città : le luminarie in omaggio a Lucio Dalla ed i bellissimi quadri dell’artista Francesco Amura che ritrae i luoghi comuni facendo rivivere la bolognesità stilando un fake magazine “The Bologneser”.

COOKIE / PRIVACY POLICY